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L’albero del cacao o palma del cacao è un
vegetale singolare che si chiama “Teobroma”, cioè “cibo degli dei”. Esso può
raggiungere i 10 m di altezza, benché di norma si attesti sui 5 m circa. Di
solito non è un albero dalla grande longevità produttiva: 25 o 30 anni. Eppure
in Cameroun ed in Congo si vedono degli esemplari piantati negli anni ’50 che
fruttificano tuttora.
Albero delicato e influenzato dalla
temperatura e dall’umidità dell’ambiente, il cacao cresce unicamente nella zona
tropicale umida, fra i 10° di latitudine nord e 10° sud. Tale zona, che si può
occasionalmente estendere ai 20° di latitudine, prende il nome di cintura del
cacao. L’altitudine ideale per una piantagione è di 400-600 m s.l.m.; ma ve
sono di ottime pure in zone basse o ai bordi di fiumi come in certe parti
dell’Amazzonia e dell’Africa centrale. Spesso il cacao viene piantato al fianco
di banani, allo scopo di proteggerlo dall’esposizione diretta al
sole.
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La
pianta raggiunge la piena maturità intorno agli 8 anni, quando arriva a produrre
da ½ Kg a 2 Kg di fave all’anno. I primi frutti appaiono già dal terzo anno.
Cominciano a spuntare dei piccoli fiori, in qualsiasi stagione e su tutto
l’albero: fra le grasse foglie, sui rami, sula scorza del tronco. I fiori che
non cadono produrranno, 5 – 7 mesi dopo, un frutto simile ad un piccolo pallone
da rugby, chiamato, in gergo, cabosse. l
termine italiano più
appropriato
sarebbe forse “baccello”, ma noi continueremo ad usare il termine più comune fra
gli addetti ai lavori. Una cabosse è
lunga da 15 a 30 cm per un diametro da 10 a 15 cm;
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essa pesa fra 300 e 600 g ed un albero può produrne fino a 150 all’anno.
Una cabosse è matura quando, secondo le varietà, cambia
colore: da verde a giallo, oppure da arancione a rosso; anche il suono emesso da
una cabosse matura colpita con una verga è caratteristico: sordo e pieno.
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All’interno si trovano delle fave: da 30 a 40,
ordinatissime, avvolte in una polpa biancastra piacevolmente acidula
Vi sono tre varietà principali di alberi di cacao:
- I
forastero,
che rappresentano più del 70% della coltivazione mondiale, la cui pianta
vigorosa è originaria dell’Amazzonia. Questa varietà viene detta “il robusta del
cacao”. Si possono tuttavia avere delle reali e positive sorprese in termini di
gusto e d’aroma a seconda dei metodi e trattamenti dopo-raccolto impiegati.
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- I criollo,
che costituiscono solo l’8% circa della produzione mondiale, producono un cacao
detto “fine”. Tale famiglia di Teobroma è presente fondamentalmente nella parte
settentrionale del Sudamerica ed in America centrale. La pasta e,
conseguentemente, il cioccolato ottenuti dal criollo
sono aromatici,
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di
gusto rotondo e fine. Questo cacao profumato e dal sapore dolce è meno ricco
grasso delle altre due varietà e viene impiegato soprattutto in miscele per la
produzione di pasta di cacao per cioccolato di lusso.
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I
trinitario,
che pesano per il 20% circa della produzione mondiale e danno un cacao semi-fino
dall’alto tenore in grassi pregiati. Il trinitario
viene coltivato lungo tutta la cintura del cacao e
proviene da un incrocio fra le due varietà precedenti. Il nome gli deriva
dall’isola caraibica di Trinidad e Tobago, dove si dice sia stato scorto il
primo albero del cacao dai navigatori del vecchio continente.
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